Embrioni modificati geneticamente per eliminare le malattie

La notizia degli embrioni modificati, embrioni umani per l’esattezza, modificati geneticamente per eliminare il gene che causava una malattia mortale ha riacceso l’attenzione pubblica sull’argomento: da una parte gli i favorevoli e gli entusiasti di fronte a queste scoperte e manipolazioni, dall’altra i perplessi e i contrari critici di fronte alle manipolazioni su embrioni umani.

La svolta degli embrioni modificati

La notizia di quanto avvenuto sugli embrioni modificati è arrivata da un team congiunto di scienziati sudcoreani e americani che sono riusciti a eliminare, con una sorta di tecnica di “copia e incolla” il gene che causava la cardiomiopatia ipertrofica, una malattia mortale per il cuore.

Come viene documentato su un articolo pubblicato sulla nota rivista Nature, infatti, quanto si è riusciti a realizzare ha una portata enorme se si pensa che sono più di diecimila le malattie genetiche che si diffondono a causa di un unico gene (come nel caso della cardiomiopatia ipertrofica) e che tale metodo potrebbe, in futuro e al momento solo in linea teorica, permette di impedire tout court la trasmissione di tali malattie.

Le preoccupazioni etiche sugli embrioni modificati

Le questioni etiche sugli embrioni modificati

La notizia ha, ovviamente, riaperto le polemiche, mai sopite, tra i favorevoli e i contrari agli embrioni modificati. La portata della scoperta è notevole, restano legittime le perplessità di chi si interroga su quale sia il limite di intervento di un uomo su un altro uomo, considerando l’embrione umano un essere umano a tutti gli effetti, senza soluzione di continuità con il bambino che, sviluppandosi nel grembo materno, nasce al momento del parto.

Le preoccupazioni dei critici sorgono sia a livello eugenetico (modificare gli embrioni per ‘costruire’ esseri umani perfetti e a proprio piacimento) sia a livello etico (chi stabilisce chi, come e quando, determinati interventi siano leciti).

Il progresso, anche quello scientifico, passa da una comune accettazione di determinati principi e non da violenti colpi di mano ideologici. A rimetterci è il genere umano che si vuole, almeno a parole, salvaguardare e il sospetto che non si voglia salvare l’uomo ma costruirne uno nuovo è quanto meno legittimo e forse, prima di procedere, bisognerebbe dimostrare il contrario.

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