Informacion Economy: chi si ferma è perduto

La tecnologia ha invaso diverse sfere della vita umana. Anche il mondo del lavoro deve adattarsi, trovare nuove strategie per stare al passo coi tempi e prepararsi al paradigma dell’ Informacion Economy.

Entro il 2020 l’Informacion Economy stravolgerà ogni ambito della vita dell’uomo e in particolare quello lavorativo. Il web accompagnerà qualsiasi attività lavorativa, anche quella più semplice; le persone produrranno dati ed elaboreranno informazioni senza poter prescindere dall’utilizzo della rete. Saranno 30 miliardi i dispositivi elettronici collegati al web e saranno prodotti 44 trilioni di gigabyte.

Considerando una famiglia media nell’attualità, il consumo di dati all’anno si aggira sui 32 giga, numero che entro il 2020 risulterà quintuplicato. Social media, smartphone e tablet, già ampiamente diffusi e presenti nella vita dell’uomo, rappresentano il principale impulso di questi cambiamenti. Da qui la necessità, da parte delle aziende, di tenersi al passo coi tempi in quanto, non saranno solo le attività umane ad essere investite dalla trasformazione e messe in discussione, ma anche i vecchi paradigmi del business.

Resistere a tale evoluzione senza essere capaci di trovare strategie di adattamento, condurrà alla marginalizzazione e all’esclusione dal tessuto produttivo: un rischio che le aziende non possono permettersi di correre, se vogliono evitare il fracasso.

L’importanza dell’analisi dei dati

L’analisi dei dati potrebbe diventare strategico per le aziende, esattamente come lo sono i loro prodotti e servizi. E sono diverse le società di consulenza aziendale a pensarla in questo modo.

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Per citare qualche esempio, citiamo l’istanza di fallimento che ha coinvolto la Caesars Entertainment Operating Co: i creditori hanno manifestato più interesse per i dati degli oltre 45 milioni di clienti raccolti in 17 anni dalla struttura (valutati un miliardo, il 17% del totale) che per i beni immobili. La banca dati dei clienti al Caesar Entertainment è stimata per un valore di circa un miliardo di dollari, secondo una recente valutazione da parte dei creditori, il che la rende il bene più prezioso dell’azienda.

L’Italia è un passo indietro rispetto agli altri Paesi

L’Italia è un passo indietro rispetto agli altri Paesi
Per procurarsi i dati, le semplici transazioni economiche, non bastano più. È necessario dotarsi di strumenti in grado di processare le informazioni, valutarle e misurarle. Da non sottovalutare il ricorso a polizze assicurative per difendersi dagli attacchi hacker.
La società hanno già percepito la valenza e la forza di questi cambiamenti. Dallo studio Information Generation, commissionato da EMC, il 93% delle persone intervistate si è mostrata consapevole di quanto la tecnologia andrà ad influire sulle loro aspettative, modificandole.
E per questo che chiederanno un accesso ai servizi sempre più veloce e funzionanti 24 ore su 24. Crescerà l’esigenza di comunicare con diverse aziende attraverso il mobile e in tempo reale. L’Italia è un passo indietro rispetto ad altri Paesi, e non può permettersi un Pit-Stop: i tempi corrono, la tecnologia avanza e chi si ferma, ormai, è perduto.

 

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